Destino di un Amore

 

«E anche voi, sarete testimoni e inconsapevoli spettatori di come un immenso amore possa trasformarsi in una terribile e implacabile vendetta. “La vita insegna che nessuno può rubare il sole al giorno, la luna alla notte, nessuno può cambiare ciò che è gia scritto…”».

        Così si apre “Destino di un Amore”, opera in due atti liberamente tratta dal musical Il Fantasma dell’Opera, che nell’originale adattamento teatrale del regista Carlo Costa e dell’autore dei testi Marcello Brinchi mostra tutta la sua anima gotica non solo individuando nella tragicità del destino la chiave di lettura dell’intera vicenda, ma facendone il filo rosso che condurrà il protagonista, e quanti ruotano intorno al suo mondo, fino alle estreme conseguenze.

Il fato, che aleggia sull’intera vicenda, ha le sembianze di una forza oscura e implacabile che neanche sentimenti quali l’amore, la disperazione o la pietà potranno in alcun modo arginare.

La sua voce è ovunque, tra il tintinnio dei cristalli del lampadario che riempie la scena appena il sipario si apre, nelle sbarre che trattengono l’uomo dal volto sfigurato, nelle note che Monsieur Gerard canta a un pubblico desideroso di vedere il mostro, nell’urlo dell’aguzzino che prima di morire per mano dello stesso “uomo deforme” dice: «Il destino ha scritto già una storia per lui».

        E allora eccola quella storia. Sottolineata dalle musiche dark della PFM e dalle note romantiche del Rondò Veneziano — che si arricchiscono di parole originali e poetiche —, rappresentata dallo splendore luminoso dei saloni dell’Opera e dal nero profondo dei suoi sotterranei, impreziosita dai costumi dei ballerini e dalle coreografie di Elisa Mortini che fanno quasi da eco all’avvicendarsi degli eventi, si presenta al pubblico come un vortice travolgente in cui, i contrasti tra luci e ombre, restano a far da sfondo alla sorte avversa di Erik, il Fantasma, e del suo amore per la bella Christine.

Salvato da Monsieur Gerard infatti, il Fantasma, essere malinconico e oscuro che nasconde la sua terribile deformità dietro una maschera, ha trovato rifugio nei sotterranei dell’Opera di Parigi, e proprio dalla sua dimora spia ogni cosa, compresa Christine Daaè, giovane cantante rimasta orfana all’età di sette anni e cresciuta tra le stanze del teatro con la convinzione che un Angelo della Musica, lo spirito del padre, le abbia insegnato a cantare. Innamorato di lei, Erik fa in modo che diventi la stella indiscussa dell’Opera.

In mezzo a scene umoristiche, legate al cambio di direzione del teatro e, sapientemente poste ad alleggerire la tensione che aleggia nell’aria, avviene l’incontro imprevisto tra Christine e il visconte Raoul de Chagny, finanziatore dei due nuovi direttori, amico d’infanzia della giovane cantante, ma soprattutto suo futuro innamorato.

        Dalla leggerezza delle parole d’amore appena sussurrate, il cambio veloce di scena e di luci ci catapulta, quasi per magia, in una stanza dominata da uno specchio che se da un lato riflettere l’anima pura di Christine, dall’altro mostra, implacabile, quella oscura del Fantasma riuscendo infine a trasformarsi in un ingresso per il tetro mondo dei sotterranei.

Christine, rapita dalla voce suadente del Fantasma lo segue e,  incantata dalle parole che le sussurra: «Intonerai con me, quell’ aria che/Tu mi ispirasti un dì perduto in te/Sei in mio potere ormai, non sfuggi più» dopo averlo baciato, con un gesto improvviso gli toglie la maschera. Nel buio illuminato soltanto dalle tenui fiamme delle candele, Erik, superata l’iniziale paura per l’orrore che può provocare in chi lo guarda, le svela un pò di sé: «Che da questa vergogna io non posso scappare/Stai lontano non venirmi vicino/Ho paura di chi/Mi attraversa il cammino…/Merito di morire ogni notte della mia vita/Nel rimorso e nel buio/Di questa mia pena infinita» lasciando trasparire, attraverso il canto, quell’umanità ferita che, riemersa dalle profondità dell’anima, lo rende incapace di trattenerla.

Eppure, nonostante questo nobile gesto, l’ombra della morte incombe sul teatro, sulle teste dei due direttori che ridono divertiti delle lettere del Fantasma, sui ballerini spaventati, su Raoul che, deciso ormai a salvare Christine, non si accorge di essere spiato quando le rivela il suo amore.

 

        Nelle tenebre della notte infatti, Erik, sentendosi tradito dalla sua musa, dall’unica luce che era riuscita a penetrare nelle tenebre della sua triste vita, medita la vendetta. Durante la meravigliosa festa in maschera organizzata nei saloni del teatro — e perfettamente rappresentata dalla fastosità delle scene e dei costumi — si presenta davanti a tutti vestito di un rosso sangue con lo spartito della grande opera che sta componendo da una vita, il Don Giovanni, per farla cantare a Christine, imponendo alla direzione la sua rappresentazione.

La giovane cantante spaventata, chiede a Raoul di scappare con lei, non prima però di essere passata sulla tomba del padre. Tra i cancelli del cimitero, davanti alle tombe circondate da una fitta nebbia, si svolge la dolorosa scena in cui, mentre il Fantasma finge di essere lo spirito del padre di Christine per confonderla e portarla con sé, arriva Raoul armato di spada.

Deciso a ucciderlo, nel bel mezzo della lotta, viene fermato dalla mano pietosa della stessa Christine. Torniamo di nuovo tra le luci vive del teatro, dove si prepara l’inganno che solo, può liberare tutti dalla presenza di Erik: trasformare la sua opera nella trappola che lo farà arrestare.

        Così, quando il Fantasma, sulle note del Rondò Veneziano, rivolgendosi a Christine dice: «Ora canterai con me, le note che ho scritto nel tempo/Nascosto nel buio io vivo di te/Voglio l’aria che respiri i tuoi occhi solo per me, si  per me/Senza ragione e perché /Il mondo mi ha tolto la vita/ Ma io la riprendo e la voglio da te/Dammi l’anima, dammi il tuo amore/Il mio cuore ha bisogno te» lei, fingendo di amarlo, lo trattiene fino all’arrivo dei gendarmi. Erik, abile prestigiatore che tra specchi, drappi e passaggi segreti sa creare illusioni per difendersi dagli attacchi del mondo esterno, riesce, con una rapida mossa, a prendere Christine e a trascinarla con sé in quell’oscura disperazione  rappresentata dalla sua cella.

 

Proprio lì, avvolto dal buio del sotterraneo, scopre che a spaventare Christine non è più il suo volto deforme, ma la sua anima corrotta e, seppur con il cuore spezzato, la lascia andare via con Raoul. In quel gioco di contrasti e chiaroscuri che traspare da ogni singolo elemento di quest’opera facendone uno specchio di ciò che chiamiamo vita, tra le oscure pieghe di sontuose tende e le vibranti note di indimenticabili duetti, un ultimo gesto di pietà celato dalle forme di una maschera, viene cantato in un finale tragico e corale per far sì che il destino, ancora una volta incapace di perdere, si compia.